domenica 26 agosto 2012

Summerhill




"Tanta gente non lo sa,
non ci pensa e non si cruccia
La vita la butta via
e mangia soltanto la buccia!"


Ieri siamo andati ad una bellissima sagra paesana qui sui monti bolognesi.
Una festa di artisti di strada, giocolieri e saltimbanco.
Abbiamo cenato alle 22.30 dopo aver trascorso l'intero pomeriggio a vagare tra le vie del paese seguendo questo o quello spettacolo.

Ed è proprio al termine di uno di questi che ho sentito raccontare questa canzone a mò di filastrocca.

In questi giorni ho terminato di leggere il libro di Antony De Mello e via Internet ne ho ordinato un altro: "I ragazzi felici di Summerhill" di Alexander S. Neill.
Dovrebbe arrivare direttamente qui, tra le sperdute vie di questa casa di montagna dove io e le ragazze sosteremo ancora una settimana; "qua e là" pendolare tra Bologna e Porretta Terme.

Le guardo giocare, serene, radiose, perfettamente in armonia con il mondo che le circonda.
Le sento porre domande sulle cose che interessano loro: la natura, le stelle, le persone...
Poi, le guardo fare i compiti e mi chiedo dove sta l'utilità in quelle nozioni astratte fissate nella mente e presto dimenticate.

"Ha poca memoria"- mi ha detto la logopedista dopo le due giornate trascorse con Qui.
Si tratta di una ragazza molto simpatica e dolce che, dopo avermi risucchiato mezzo patrimonio, mi ha consigliato tutta una serie di esercizi che io ho prontamente dimenticato a Torino... :/

Non è un problema.
Staccati i ritmi della città e preso coscienza dei limiti e degli enormi sacrifici che questa società ci sta imponendo mi sono resa conto che non è memoria ed attenzione che le mancano, ma la possibilità di sperimentare sul campo, in modo concreto, tutto ciò che astrattamente le viene insegnato.

E mentre faccio colazione penso a quanto ci lamentiamo perchè non si investe abbastanza sui bambini.
"Il futuro sono loro"- continuiamo a dire, ma di fatto si tratta dei NOSTRI figli, siamo NOI che dobbiamo prendercene cura, non lo Stato.
Lo Stato pensa ai suoi interessi ed ai suoi benefici, che non sono quelli di un'intera nazione, ma quelli delle persone che lo compongono.
E' così ovvio...un pastore guida il gregge nel suo interesse.
Un gruppo di politicanti guida una popolazione nel suo interesse...non potrebbe essere altrimenti e d'altro canto non siamo noi che glielo permettiamo? Non siamo noi che abbiamo bisogno di qualcuno che ci guidi e che si assuma le responsabilità del nostro bene o male-essere?
Abbiamo bisogno di qualcuno che assuma il ruolo del carnefice per potere gridare all'ingiustizia, per poterci identificare nel ruolo della vittima.
Ma allora mi domando, chi sarà mai il nostro salvatore?
Chi potrà mai salvarci se non lo facciamo noi?
Chi potrà avere a cuore il nostro benessere più di noi?
Chi potrà amarci esattamente nel modo in cui vogliamo se già noi continuiamo a farci del male e contemporaneamente a farlo alle persone che diciamo di amare di più al mondo? 

 Gandhi dice:
  "Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere"

Lasciamo i nostri figli a scuola tutto il giorno, in balìa di gente frustrata che, come tutti noi, ha i suoi problemi da risolvere; che non è soddisfatta delle condizioni in cui si trova a svolgere il suo lavoro.

A casa trovano noi, genitori altrettanto frustrati ed insoddisfatti.
E così, perchè non si rendano conto dell'insoddisfazione che circola loro intorno,  riempiamo le loro giornate con attività di ogni tipo perpetuando in questo modo quello stesso meccanismo dal quale cerchiamo di salvarli...

"E' tardi, è tardi!!!"- grida il Bianconiglio di questi bambini già stressati a solo 6 anni!

"Il bambino difficile è un bambino infelice- dice A.S. Neill nel suo libro- ; è in guerra con se stesso e, di conseguenza, con il mondo. L’adulto difficile si trova nella stessa barca. Un uomo felice non disturba un comizio, né invoca una guerra, né lincia un negro. Una donna felice non brontola in continuazione con il marito e con i figli. Un uomo felice non ruba né ammazza. Un principale felice non opprime i dipendenti. I delitti, l’odio e le guerre si possono spiegare con l’infelicità."

E continua:

"Una scuola che costringe bambini vivaci a sedere nei banchi obbligandoli a imparare materie inutili, nella maggior parte dei casi, è una pessima scuola. E’ buona solamente per chi crede in una scuola simile, per gli individui privi di fantasia che vogliono ragazzi docili e ugualmente privi di fantasia, capaci di inserirsi senza difficoltà in un sistema che usa il denaro come misura del successo […] perché ritengo preferibile che una scuola produca uno spazzino felice piuttosto che uno studioso nevrotico”

Guardo le mie figlie che corrono e si muovono leggere e mi piange il cuore pensare che tra 20 giorni saranno costrette per 8 ore sedute sui banchi di scuola.
Improvvisamente sento tutto questo come estremamente inumano, una violenza perpetuata al solo scopo di adeguarli ad un sistema convenzionale.
Mi guardo intorno e vedo donne con visi sottili accompagnate a gambe grosse, appesantite da cumuli di cellulite; uomini con addomi gonfi ed arti sottili.
Penso ai nostri antenati, cacciatori ed agricoltori.
Penso agli animali della terra, esseri in perpetuo movimento.
E poi ci guardo inchiodati alle nostre scrivanie, gli occhiali sul naso per proteggere gli occhi dagli schermi del PC....

Siamo statici, bloccati nei nostri lamenti.
Timorosi all'idea di poter far sentire la nostra voce.
Terrorizzati dal giudizio altrui non abbiamo il coraggio di uscire dal gregge.

"Io sono ok; tu sei ok"- siamo cresciuti pensando che il riconoscimento e l'apprezzamento degli altri sia la cosa più importante; questo è il condizionamento con cui ci hanno educato!

E' come se tutti noi semplicemente stessimo mangiando la buccia buttando via la vita e quel che è peggio è che stiamo insegnando tutto ciò anche ai nostri figli, il nostro bene più prezioso....

La scuola di Summerhill si trova nell’Inghilterra sud-orientale, pochi chilometri a nord di Ipswich ed è stata fondata da Alexander Neill negli anni ’50.

Figlio di un maestro elementare austero ed autoritario; poco portato agli studi viene indirizzato dai genitori all'insegnamento.

I suoi concetti pedagogici si basano sull’idea che non devono essere i bambini ad adattarsi alla scuola, ma viceversa, è la scuola che dovrebbe adattarsi ai bambini.

"Lo scopo della vita è la felicità, ed essere felici significa provare interesse per qualcosa. L’educazione dovrebbe preparare alla vita. 
In ciò la nostra cultura non ha avuto successo. 
La nostra educazione, la politica, l’economia portano alla guerra. Le nostre medicine non hanno vinto le malattie, la religione non ha abolito i furti e l’usura […] 
I progressi sono limitati alla tecnica: sono progressi nel campo della radio, della televisione, dell’elettronica, dell’aeronautica.
Il nuovo mondo è minacciato dalle guerre poiché la coscienza sociale è ancora primitiva […] 
Spesso rimango stupito dell’immaturità di questi giovani pieni di conoscenze inutili. Sanno un mucchio di cose, brillano di qualità dialettiche, commentano i classici, ma la visione della vita che molti di loro hanno è quella di un bambino. 
Sono stati abituati a imparare e non a sentire [...] 
L’educazione superiore e le lauree universitarie non servono ad affrontare i mali della società. Un nevrotico istruito non è migliore di un nevrotico privo di istruzione. […] i meravigliosi laboratori, le officine, non sono in grado di aiutare [i ragazzi] a superare i danni emozionali e i disagi sociali alimentati dai genitori, dagli insegnanti, e le pressioni coercitive della nostra civiltà.”



Chiedo a Qui se potesse scegliere che cosa vorrebbe imparare.
"Vorrei vivere in una fattoria -mi dice- avere tanti animali da accudire e piante da coltivare....Mamma, quando vendiamo casa andiamo ad abitare in una fattoria?" -mi domanda.

Ripenso alle parole riportate da Anthony De Mello nel suo libro e penso che ha proprio ragione:  

"Ogni bambino ha dentro di sè un dio, i nostri tentativi di pasmare il bambino trasformeranno quel dio in un demonio".

Forse è troppo tardi o forse non ci riuscirò, ma io voglio essere il cambiamento che voglio vedere.
Voglio diventare il ribelle di Osho.

"Che sia ricco o povero, il Ribelle è un vero imperatore poiché ha spezzato le catene dei condizionamenti e delle opinioni della società repressiva. 

Il suo modo di essere è ribelle - non perché lotti contro qualcuno o qualcosa, ma perché ha scoperto la propria vera natura ed è determinato a vivere in base a essa. 

L'aquila è il suo spirito animale, un messaggero tra la terra e il cielo.

Il ribelle ti sfida a essere coraggioso a sufficienza per assumerti la responsabilità di ciò che sei e per vivere in funzione della tua verità."

 



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